L’Ac diocesana incontra l’Assistente generale Mons. Sigismondi (2ª parte)

L’Ac diocesana incontra l’Assistente generale Mons. Sigismondi (2ª parte)

Category : News

Discorso integrale
di Mons. Gualtiero Sigismondi
all’Azione cattolica
della diocesi di San Marino – Montefeltro

– 2ª parte –

Le dieci regole del discernimento

1ª regola: è importante sorvegliare la porta delle labbra, sostando sulla soglia della parola che è il silenzio, per fare posto alla riflessione e lasciare spazio alla preghiera.
Il discernimento – espressione più alta della sinodalità – non inizia se quello che intendo dire non è maturato nel grembo del silenzio. Dare spazio al silenzio, imparare ad ascoltare il silenzio – per imparare poi ad ascoltare gli altri, oltre che se stessi. Il silenzio serve per riflettere, pensare e decidere cosa dire o fare (durante un colloquio Papa Francesco mi disse, a riguardo di una canonizzazione: Ho pensato, ho pregato, ho deciso, sono nella pace). Sapete ormai che non c’è più tempo per il silenzio, ma qualche volta serve ritirarsi per ascoltare il silenzio, e sapete come ci si accorge che c’è? Quando si inizia a sentire il vento, perché è l’unico ospite del silenzio…

2ª regola: avere un po’ di diffidenza nei confronti del proprio giudizio.
Non inizia una conversazione, o meglio non c’è ascolto, se uno non è così saggio da nutrire un po’ di diffidenza nei confronti del proprio giudizio. Perché il nostro giudizio è sempre appellabile. Dobbiamo allora manifestare fermezza nelle cose essenziali, ma grandi libertà dal punto di vista delle cose troppo soggettive. Altrimenti non si ascolta e le nostre riunioni diventano interminabili e inutili, perché non abbiamo messo l’orecchio nel cuore dell’altro e in quello che dice.
Può succedere che nelle nostre riunioni qualche volta pensiamo “ah, quello non lo ascolto, tanto non dice nulla…” oppure “quello dice sempre le stesse cose…”, attenzione! Nutrire diffidenza nei confronti del proprio giudizio è un atto di carità estrema anche verso gli altri, soprattutto quando – in riunione – bisogna giungere a delle conclusioni.

3ª regola: trovare soluzioni condivise, cercando i punti di convergenza, a partire da quelli di tangenza.
Chi presiede deve essere capace di individuare le tangenze, per poi trovare le convergenze. Quante volte nelle nostre riunioni sembra che ognuno parli una lingua diversa? La grazia di chi presiede è che nella diversità di lingue riesce ad individuare una tangenza, la indica e spesso questa tangenza fa trovare subito la convergenza. Questa arte del discernimento è estremamente importante.
La Chiesa e l’Azione cattolica non sono regolate dalla logica della maggioranza, ma da quella della convergenza. “Convergenza” che nasce dalla Comunione, dal cercare il Signore. Quante riunioni durano a volte all’infinito, perché a volte non si riesce a soffermarsi su una tangenza. Non è un gioco di parole, funziona davvero! Si evita allora il sistema delle votazioni fino a quando non sono estremamente necessario.
Bisogna tendere al massimo bene possibile, e non al minimo indispensabile. La logica del minimo indispensabile non basta! Sembra accontentare tutti, ma poi in realtà scontenta tutti.

4ª regola: coniugare analisi e sintesi, cioè utilizzare sia il telescopio che il microscopio.
Noi siamo tanto bravi, in questa società, ad utilizzare il microscopio ed è cosa buona, ma ci vuole anche il telescopio. Saper andare in profondità senza mai perdere l’orizzonte. Analisi e sintesi perché, come dice il Papa nell’Evangelii Gaudium: “il tutto è più importante della parte e della semplice somma delle parti” e “riconoscere che un’individuazione dei fini, senza la ricerca dei mezzi per raggiungerli, è destinata a fallire”.
Il fine serve, perché la vera domanda è “dove guardi”, poi serve la concretezza dei mezzi, che spesso non si raggiunge. Ogni anima ha la sua pienezza nel tempo, così come ogni fiore ha la sua stagione per la fioritura. Quindi, l’individuazione dei fini ha bisogno della ricerca dei mezzi. “La realtà è superiore alle idee”, anche la nostra fantasia supera la realtà.

5ª regola: per sapere chi sei non devi sapere dove stanno i tuoi piedi, ma dove stanno i tuoi occhi, perché con i piedi puoi essere lontano dagli ideali, ma se cammini verso l’ideale almeno con lo sguardo e lo cerchi sempre, allora sei in cammino – anche se forse non ci arriverai mai.
Importante, nella nostra sfida educativa, è educare lo sguardo, perché dall’inquinamento dello sguardo dipende l’inquinamento del cuore e della mente. Dalla bonifica degli occhi, dipendono anche quelle di cuore e mente.
Gli occhi sono la lampada del corpo. Che espressione bellissima! Nel discernimento gli occhi sono estremamente importanti perché mentre le labbra possono mentire, gli occhi no. Quando uno mente, di solito, non ti guarda, scappa. Non so se anche vostra nonna quando vi guardava vi diceva: “vedo la bugia camminare sulla tua fronte!”, era un modo per dire che con gli occhi stavi scappando via da qualche parte.
Tra l’altro, gli occhi, sono l’ultima realtà che si spegne, quando si chiudono vuol dire che la morte è entrata in causa, ma poi dopo si riaprono ad un’altra luce. Gli occhi sono davvero un biglietto da visita inconfondibile!

(…)

Le foto della serata sono visibili sul profilo Facebook dell’Ac diocesana

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