L’Ac diocesana incontra l’Assistente generale Mons. Sigismondi (3ª parte)

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L’Ac diocesana incontra l’Assistente generale Mons. Sigismondi (3ª parte)

Category : News

 Discorso integrale
di Mons. Gualtiero Sigismondi
all’Azione cattolica
della diocesi di San Marino – Montefeltro

– 3ª parte –

Le dieci regole del discernimento

6ª regola: nel discernimento occorre avere memoria del futuro.
Questa espressione bellissima la troviamo nella prima enciclica di Papa Francesco “Lumen Fidei”. Avere memoria del futuro: saper coniugare nova et vetera. Quanto è bella questa espressione nel Vangelo che fa giustizia di tanti modernismi e di tanti tradizionalismi! Gesù parla di quel tale che estrae dal tesoro “cose nuove e cose antiche”. Nel discernimento è importante saper coniugare questa ricerca. In Azione cattolica si dice: #FuturoPresente. Espressione bellissima per indicare la capacità di intrepretare i sogni degli anziani e le visioni dei giovani. Il bello dell’Azione cattolica è anche questo: essere trasversale, attraversa tutte le fasce e non è settoriale: è proprio cattolica. Avvolge ogni fascia d’età con la sua sapienza educativa in tutte le stagioni. Tutto questo senza cedere il passo né alla nostalgia, né all’utopia, perché entrambe ammazzano la profezia… lo dice Gesù nel Vangelo. La nostalgia è la tomba della profezia, così anche l’utopia, perché manca di concretezza e di quell’ancoraggio, quella tradizione, quella sorgente inesauribile da cui veniamo e che dobbiamo accrescere, ma anche lasciarci portare.

7ª regola: nel discernimento è importante avviare processi a lunga scadenza, senza lasciarsi sopraffare dall’ossessione dei risultati immediati.
Il Papa ripete continuamente un’espressione che ogni volta che l’approfondisco, ne avverto sempre di più la grandezza: “il tempo è superiore allo spazio”. Quello che non viene fatto con la collaborazione del tempo, non dura. Ai Campi che preparate, quanto lavoro vi si richiede? Non sono solo quei giorni, quello è l’ultimo anello: cosa c’è dietro, quanto tempo viene dedicato prima, quante riunioni? Il tempo è superiore allo spazio, perché la collaborazione del tempo è la misura della nostra carità. Mi spiego meglio: per capire quanto si voglia bene ad una persona, si guarda a quanto tempo si dedica a quella persona, sia quando la incontra, ma anche quando la pensa. Le opere di carità, più che nelle cose che possiamo dare, stanno nel tempo che investiamo per esse. A volte si dà qualche spicciolo a chi vogliamo si levi presto di torno; ma donare il proprio tempo è l’atto di carità più grande! Credetemi, quando uno dice dentro di sé o ad alta voce: “non ho tempo”, quella è l’espressione più sfacciata della violenza sui poveri. Del resto, Dio l’eterno, è entrato nel tempio per rivelarci la misura grande della carità. Essere gioiosi e non ansiosi, perché l’ansia ammazza la speranza: “Fugge l’ansia dal cuore e s’accende la speranza”. Nemico della speranza è l’ansia, pure la Madonna va da Elisabetta di corsa, ma è una corsa di gioia, non di ansia!

8ª regola: tendere l’orecchio alla parola di Dio, tenendo la mano sul polso del tempo.
Quanto sono importanti questi due parametri, per poter discernere e seguire i tempi e nel contempo discernere quello che il Signore ci dice, attraverso anche le vicende della vita. Per tanto ho pensato che la Scrittura mi aiutasse a leggere la vita, ed è vero; ma ho scoperto anche che la vita mi aiuta a leggere la Scrittura. Nel discernimento, allora, è importante tenere d’occhio questi due aspetti. Gli appelli dello Spirito risuonano anche negli avvenimenti della storia. Dio tutto dispone con forza e dolcezza. Mi piace questo verbo: “disporre”, perché da una parte mostra il rispetto che Dio ha per la nostra libertà e insieme la sovranità della relazione. Un verbo bellissimo, un punto di equilibrio dell’iniziativa di Dio che si ferma sull soglia della nostra libertà, perché Dio non vuole fare nulla senza la nostra libertà, al contrario di Satana che non può fare nulla senza la nostra libertà. Dio ama la nostra libertà e la Croce: Gesù, con le braccia e le gambe inchiodate, è il simbolo di quanto Dio ami la nostra libertà.

9ª regola: vivere il confronto tra esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, senza strappare alla dottrina il sigillo pastorale originario e costitutivo.
“Le più grandi eresie – quelle che poi hanno generato scismi – nascono quando si stacca la dottrina dalla pastorale”. Vanno insieme! Non possiamo staccarle, e attenzione al risultato che se ne otterrebbe! Questo punto è estremamente delicato e, per questo, è importante avere le idee chiare.

10ª regola: ammettere che tutto concorre al bene, sapendo scorgere in ogni circostanza una corsia che conduce a Dio.
Bando al pessimismo! La tristezza non può abitare il cuore di un cristiano, noi possiamo cantare l’Alleluia in faccia alla morte, sia pure con le lacrime, ma le lacrime di un cristiano devono essere distellate per diventare collirio della speranza. Con un’espressione del profeta Zaccaria: “noi siamo prigionieri della speranza”, lo dice al popolo di Israele dopo la gioia del ritorno a casa, quando, appena tornato a Gerusalemmente a casa, ha cominciato ad intristirsi, a rimboccarsi le maniche e ricostruire la città totalemente distrutta. Il popolo, secondo Zaccaria, si comportava da “carceriere della speranza”. Noi, ricordiamolo, siamo “prigionieri”, soprattutto durante la Pasqua, che ci dona il senso della gioia piena. Una gioia che nasce dalla libertà, non solo dalle cose o dagli affetti, più o meno ordinati, ma soprattutto da se stessi. Fino a quando non si raggiunge questa libertà da se stessi non si potrà essere nella gioia, perché tutto quello che facciamo, può nascondere sempre qualche interesse o qualcosa che non va bene.

Concludo suggerendovi un'espressione che traggo dal vocabolario francescano:
"Siate semplici, umili, liberi."

Azione Cattolica San Marino – Montefeltro | Ufficio Stampa

Le foto della serata sono visibili sul profilo Facebook dell’Ac diocesana,
a breve sarà pubblicato il video integrale della serata sul nostro canale YouTube

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